A new meeting starts the 31st of May in Bucharest (Romania), hosted by the Romanian partner A.C.T.O.R.
The partners meet to read carefully the 52 stories and to evaluate them, together with the extra materias produced by (ex) volunteers from all over Europe. They also discuss about the design of the book and the structure of the e-book that will be issued in the next months.
Read more...A new meeting starts the 31st of May in Bucharest (Romania), hosted by the Romanian partner A.C.T.O.R. (http://actorromania.wordpress.com/) The partners meet to read carefully the 52 stories and to evaluate them, together with the extra materias produced by (ex) volunteers from all over Europe. They also discuss about the design of the book and the structure of the e-book that will be issued in the next months.
Good news for those who haven't finished yet to write their story. Associazione Link (http://www.linkyouth.org)and the project partners agreed to exted the deadline for submission or your written works and extra materials. The ew deadline is the 26th of May 2013, so you still have time to write, to shoot or edit your videos, select your pictures , drawings... and submit your extra contents according to the rules (rules.html)...
Scriptamanent goes on! From the 21st to the 26th of April, youth workers from the partner organization, meet in Terrassa (Spain), to share tools and methods for promotion of international volunteering. The program includes workshops on different tecniques to stinmulate young people to create their stories, non only by writing but also using video, theatre, origami, Kamishibai and even playing Dixit! The group also promoted Scriptamanent by interacting with local...
After the kick-off meeting in Altamura, the team is now preparing the next step of the project. From the 21st to the 26th of April, two youth workers from each partner organization, will meet in Terrassa (Spain) for a training course than will be hosted by La Vibria Intercultural. This meeting aims to provide tools for the implementation of local activities with young people around communication issues. Thanks to the...
Two representatives from each partner organization, met in Altamura for the first meeting of Scriptamanent Plus. The meeting was hosted by the coordinating organization, Associazione Culturale Link (http://www.linkyouth.org) from the 11th to the 14th of March.
“Vado in Macedonia” “Va bene, ma perché in Africa?” hanno chiesto a Manu volontario spagnolo a Struga, quando ha detto che partiva per lo SVE. “Dov'è che sei stata?” “In Macedonia” “Ah” dicono a me, mantenendo uno sguardo interrogativo.
La Macedonia, oltre ad essere uno stato il cui nome si presta a un'infinità di battute, è una repubblica che faceva parte dell'ex Jugoslavia, confinante a ovest con l'Albania, a nord con il Kosovo e la Serbia, a est con la Bulgaria e a sud con la Grecia. Giusto per chiarire i dubbi geografici che anch'io avevo prima di partire.
Per più di cinque mesi ho abitato in una città chiamata Bitola. Dice la canzone: “Bitola, moj roden kraj, Jas te sakam, od srce, znaj”, "Bitola, mia città natale, sappi che ti amo, dal cuore". E io sottoscrivo, Bitola è la mia seconda casa, l'ho percepita subito come tale.
Proprio a casa però non ero. Non ero mai stata in un paese che usa il cirillico ad esempio. Mi ricordo con che perplessità guardavo gli scontrini o i menù al ristorante all'inizio. Sembrava di essere in una pubblicità progresso contro la miopia: vedevo che c'era scritto qualcosa, ma non sapevo cosa fosse. La mia prima lezione me l'ha data Robin, uno svedese mio coinquilino, nel suo pub preferito. Leggere equivaleva a decriptare un codice segreto. La P è una R, la H è una N, per citare due delle trentuno lettere dell'alfabeto. Ordinare la cena era un'impresa da spionaggio internazionale. Col passare dei mesi fortunatamente le mie capacità di lettura miglioravano, così presto ero in grado di leggere un intero menù, senza però avere la minima idea di cosa stessi leggendo.
Anche le mie conversazioni in macedone erano ridotte all'osso, con largo uso di gestualità. Il banco dei formaggi era anche il mio banco di prova. Al supermercato dovevo dire che volevo quello giallo, scegliere una delle cinque varietà, a caso, e dire quanto ne volevo. Facile, in italiano. Ma dato che al mercato, si sa, i prezzi sono più bassi, era là che andavo a comprarlo di solito. Musica da film western. Io di fronte all'entrata dell'arena dei venditori di formaggi. Entro e inizia una sparatoria di “povelete” (che in italiano potrei tradurre con “prego”) dei mercanti che da destra e sinistra e di fronte a me cercano di attirarmi alla loro bancarella. Ma io ho le idee chiare: voglio il kaškaval, e solo uno di loro lo vende. Va da sé che la mia scarsa dimestichezza con la lingua locale non passa inosservata, quindi cominciano le domande: “Di dove sei? Cosa fai qui?”. È una soddisfazione capire cosa mi chiedono, come rispondo però? Mi sembrava di essere in quel gioco in cui non si può parlare ma gli altri devono indovinare cosa vuoi dire. Qualcosa di comprensibile riesco in ogni caso ad esprimere, perché la volta successiva mi riconoscono come “l'italiana” e si forma un capannello di signori intorno a me che ci tengono a capire da che città vengo. “Da Vicenza, vicino Venezia, al nord” dico loro con parole e gesti. “È vicino a Trieste? Mia sorella abita là!”, “Quanto è lontano da Milano? Ho dei parenti che sono andati là a lavorare”. Incalzano “Come ti sembra qui, è più bella l'Italia, vero?” e io “Sakam Makedonija”, mi piace la Macedonia.
Tuttavia non è semplice descriverla. Goran, un mio amico di Bitola, la prima volta che mi ha visto mi ha detto “Benvenuta in questo paese pazzo”. Non posso dargli torto, la Macedonia è davvero un posto assurdo. Come dice Oriella, anche lei volontaria lì, “Ma ancora ti stupisci? Qui siamo in Macedonia, dove tutto è possibile!”. La versione balcanica dell'american dream insomma. Molte volte mi è sembrato in effetti di essere in un sogno, non in senso metaforico, veramente mi sentivo immersa in uno scenario che sarebbe potuto esistere solo nel mio subconscio, o al massimo in un libro. Non solo il paesaggio è degno di un quadro impressionista, ma i colori brillanti sono ovunque, anche nelle porte delle case, nei vestiti stesi ad asciugare, nelle insegne o nelle vecchie auto riverniciate.
D'altra parte non è difficile neanche trovare potenziali personaggi per un romanzo. A cominciare dai miei amici. Oltre a Goran, che rispecchia in pieno il significato del suo nome, ossia “uomo delle montagne”, per la sua tendenza all'ermetismo e alla vita eremitica, c'è suo fratello Zoran, che lavorando sulle navi da crociera è diventato ormai un cittadino onorario di Bitola, essendo più spesso in viaggio che a casa. Poi Zdravko, l'attore di teatro chiamato anche “Enrico V” per la sua presunzione di saperne una più del diavolo, Goce, il rapper che studia per diventare “Businessman”, appassionato di calcio, dell'Inter in particolare, e Joji, il rapper arumeno.
Gli arumeni, come ho imparato nel mio periodo lì, sono una minoranza che secondo lo stereotipo è ricca e tirchia, per cui gli amici ogni tanto lo prendono in giro ma lui sta al gioco. Quando lui e Goran venivano a trovarci chiedevo cosa potevo offrire e Goran solitamente voleva un caffè. Io mi ero portata la mia moka dall'Italia, ma in casa c'erano solo tazze grandi, così la quantità italiana di caffè sfigurava al punto che scherzando mi diceva “Anita, cos'è questo? Caffè arumeno?”.
In effetti il caffè a Bitola è quasi una religione. Sulla strada centrale, Širok Sokak, è tradizione trascorrere ore seduti ai tavolini fuori dai bar, finché le condizioni climatiche lo permettono. Tale costante affluenza è data dalla mancanza di lavoro, per cui si preferisce passare la giornata ad ammirare le ragazze che passeggiano su e giù per il corso e che secondo la leggenda sono le più belle della Macedonia. Non sono sicura che questo detto corrisponda a verità, di certo ho visto molte di loro agghindate come se cercassero di emulare “Lady Gaga”, il che ora mi ricorda la canzone dei Bernays Propaganda dal titolo “Namesti frizura i gladuvaj” che significa “fatti i capelli e muori di fame”.
La precaria condizione economica di questo paese non compromette però la generosità dei suoi abitanti. Un giorno sono andata a Niže Pole, il paese dei nonni di Joji, per un barbecue (vegetariano per me) con lui e gli altri. Mentre li aspettavo una signora ha cominciato a parlarmi, chiedendo dove dovessi andare, di dov'ero e a raccontarmi la storia di suo figlio che era andato negli Stati Uniti a lavorare, ma ora doveva tornare. Mi ha invitato diverse volte a casa sua a bere un caffè. Io non potevo accettare, perché i miei amici dovevano arrivare di lì a poco, ma il fatto di invitare una sconosciuta, straniera per di più e con limitate capacità di comunicazione in casa propria, ti fa capire quanto sia di buon cuore questa gente. Per non parlare di Sofia, la nonna di Joji, che non stava ferma un minuto e continuava a chiedere se avevamo bisogno di qualcosa, o di sua zia che doveva assolutamente darci il suo formaggio. Ma anche della madre di Zdravko, che ricopre di cibo chiunque varchi la soglia di casa loro.
È per l'accoglienza, i colori e il surrealismo tipici di questo posto che, adesso che sono di nuovo in Italia, vedere immagini di Bitola, leggere una scritta in cirillico, sentire una lingua anche simile al macedone ha un impatto emotivo su di me. Non era la prima volta che vivevo all'estero, ma è stata la prima volta che mi sentivo così a mio agio in un paese straniero. Ci tornerò!