Fare il volontariato è una roba pericolosa

User Rating:  / 2
PoorBest 

Fare il volontariato è una roba pericolosa, non perché rischi la vita tutti i giorni con bambini “delinquenti” ma soprattutto adorabili, o mentre ti assumi il ruolo di mettere pace ad una guerra per una caramella, o facendo giochi nel quale il mio ruolo è quasi sempre quello di mantenere la calma e i nervi ben saldi, e neanche perché vivi in un quartiere che è il ghetto della città. No.

È pericoloso perché lasci parte di te ovunque, in tutti i luoghi visti almeno per una volta, e anche nei volti visti almeno per una volta. Quando torni a casa non puoi dimenticarti di quello che hai condiviso, ci sarà da prendersene cura.

Questo mi fa essere più responsabile e attenta qui, nel presente, in tutto quello che faccio perché di quello che faccio oggi ne rimarrà traccia almeno fino a quando i nostri bambini avranno tempo per ricordarsi di me, Firuze e Lusine. Questo credo, c’è da pensare questo per non pensare che tutto finirà.

Spesso mi sono ritrovata a pensare a quando, tra poco più di un mese, mi toccherà lasciare i nostri bambini, nonché mia famiglia e miei amici qui a Leon. I miei amici si, immigrati come me. Con almeno qualche piccola difficoltà in comune da superare ogni giorno, una delle quali per niente trascurabile: la lingua. Ma insieme alle difficoltà tanti desideri.

Proprio come me,  tutti i giorni, non chiedevano altro che spazio per crescere. Spazio per essere se stessi. Spazio che qui non mi è mancato.

Cominci e finisci prendendo appunti di ogni tipo, di ricette, di poesie, di nomi di piante, di posti che desideri almeno una volta nella vita visitare o rivisitare o di gente che desideri rincontrare.

Non so se è una conseguenza della famosa crisi dei 25 anni (ovvero di cosa vuoi fare da grande quando non sai nemmeno se vuoi diventare grande), ma per me il volontariato ha significato un cambio lento dei miei sogni; in questi mesi ho maturato altri sogni che devo ricordarmi di non trascurare al mio ritorno, e imparare in generale a non trascurare mai più nulla. Così posso tornare a casa  e non dimenticare la voglia che ho di migliorarmi, la voglia che ho di lavorare con e per gli immigrati, ricordarmi che credo di non poter fare altro che questo lavoro dopo aver trascorso più tempo tra gente africana e pakistana piuttosto che spagnola; quindi mesi magnifici, ricchi come le nostre vite messe tutte insieme.

Chiaramente prima di essere cambiati i miei sogni sono cambiata io, fisicamente, mentalmente e moralmente.

Mentre ciò accadeva non potevo concedermi il lusso di darlo a vedere perché sempre volevo essere presente, sorridente e all’ altezza degli abbracci che quotidianamente ricevevo in assoluta gratuità.

Ho imparato dalle famiglie dei nostri bambini a vivere, ecco posso dire che ho ricevuto lezioni di vita tutti i giorni, lezioni di vita intese come qualcosa che praticamente mi farà vivere meglio.

Sempre ho portato fiori a casa per le mie compagne di questa avventura. Bhe a questo punto proprio non c’ entrava dirlo, ma mi stanno facendo compagnia mentre scrivo la mia storia di volontariato. Anche Firuze è qui in cucina che prepara una zuppa che spero sia buona, Lusine è in bagno e ascoltiamo musica in spagnolo, possibilmente non spagnola dato che proprio non ci piace.

Pensavo di voler raccontare la sensazione che ho provato spesse volte qui, di essere davvero importante, e credetemi non ho costruito case ai senza tetto o ripulito il mondo dalle scorie radioattive, ho semplicemente condiviso il mio tempo, la cosa, a detta dei padroni del mondo, più importante e produttiva che abbiamo. Ebbene si, ho condiviso il mio tempo così intensamente da aver scritto la mia storia, scusate il gioco di parole, giusto in tempo. Perché si, se si vuole ce n’è sempre di tempo per fare cose, e soprattutto cose della quale sicuramente non ce ne sarà da pentirsene come l’ EVS. Scusate ma davvero ho bisogno di convincermi che non sono ancora vecchia, ma che ancora posso fare tante cose, ancora qui, ma anche in Italia al mio ritorno.

Ho cercato di cogliere immagini che mi davano speranza, momenti magici, e per me momenti magici sono stati per esempio quando le piccoline del centro hanno giustamente creduto di essere davvero delle ballerine e hanno ballato stupendamente durante l’ opera teatrale preparata per la fine dell’ anno; o quando sul palco Mourad ha pianto perché proprio non voleva recitare; o quando sempre loro cercavano di imbrogliarmi con le tabelline pensando che tanto la matematica spagnola fosse diversa dalla mia, dalla matematica italiana. Ho una buona dose di ottimismo dopo questa esperienza. Cercherò di pensare spesso a queste immagini perché per me è fondamentale credere in un mondo migliore, però essere ottimisti richiede disciplina. Dovrebbe essere insegnato e studiato l’ ottimismo. Io però posso solo cercare di conservare questa energia positiva per poterla condividere ovunque.

Fifth Edition

5While closing the 4th edition of Scriptamanent, after the final meeting in Izmir, we are already preparing the new call for the next edition of the project. Stay tuned!

Login form