Cadere o volare?

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Un paracadute non funziona mai se non si ha il coraggio di lanciarsi. A volte sembra molto più facile e sicuro restare fermi sulla mongolfiera. Ma chi sa cosa può succedere se si cede alla curiosità e alla tentazione…Vi racconto della volta in cui ho usato il mio paracadute, per far capire che, molte volte, vale la pena di usarlo. A 18 anni, sono partita dall’Olanda per un lungo viaggio che si è rivelato ricco e pieno di adrenalina, sogni, cambiamenti, novità, nuove culture, curiosità, buon cibo, nuove esperienze, amicizie, amore e tant’altro, in Italia, con l’associazione Link. A dire il vero, la prima impressione, quando ci si butta, è proprio quella di cadere nel vuoto, perché non si sa quello che può succedere. Appena arrivata, ho dovuto confrontarmi con un altro mondo: 43 tipi di caffè, gente che guida come Schumacher, che gesticola continuamente o che parla ad alta voce, mille tipi di pasta, due baci sulla guancia (e non tre!) ad ogni persona, un odore fortissimo di pane, il continuo essere in ritardo, tantissime lingue, dialetti ma neanche una persona che parlava olandese. Impressionante, vero? Per poter affrontare tutte queste novità nel modo migliore, c’è bisogno di essere aperti, curiosi e soprattutto è molto importante non essere spaventati di tutto ciò che c’è attorno. Mi son resa conto di quante cose è possibile scoprire quando si è predisposti ad avere una visione molto ampia di tutto ciò che è nuovo. In più, è possibile riscoprire tante cose che si pensa già di sapere o conoscere. Per esempio, la piazza grande viene vissuta in maniera totalmente differente rispetto all’Olanda. Sembra essere sempre piena di gente, e all’inizio non riuscivo a capire il perché e mi chiedevo: “Ma…che cosa fanno tutte queste persone qui?”. Dopo sette mesi di volontariato, non riuscivo a immaginare la mia vita senza un posto così simpatico, interessante e importante in cui si può conoscere e incontrare tanta gente. Le sorprese che ti può riservare un’esperienza come il SVE sono incredibili, mi ha motivato tantissimo e mi ha fatto diventare ancora più aperta. Non dimenticherò mai la prima volta in cui ho capito uno scherzo in italiano o in cui ho assaggiato la lasagna di Lucia. Indimenticabile anche la prima volta in cui ho bevuto un Padre Peppe (per i visitatori in futuro, assaggiatelo e godetevelo), e tutte le volte in cui ho fatto qualcosa di singolare e speciale come dipingere la mia faccia come un uovo di pasqua, farmi la doccia nella fontana durante un viaggio in autostop, essere svegliata dall’acqua degli irrigatori in un giaridino ad Assisi, contare le stelle cadenti per tutta la notte, partecipare al maggio di Accettura, trovare amici da tutto il mondo e tante altre cose. Tutte queste cose non sarebbero state così splendide e piacevoli se non avessi conosciuto le persone con cui ho condiviso tutte queste esperienze.

In ogni progetto ho incontrato persone speciali e curiose, in particolare durante JAM II. Si trattava di un progetto di musica e riciclaggio che si è svolto in campagna, sulla Murgia materana, durante l’estate. C’era tanto sole (leggere 45 gradi sul termometro era alquanto preoccupante!), a volte poca acqua (tant’è che il motto era ‘when the water is finished, we stand up and SING!’), e tantissime persone interessanti da paesi diversi. Per me, le persone indimenticabili erano quelle con cui stavo molto bene e chi mi amavano o sopportavano nei momenti in cui non sono stata veramente “amabile” (dopo dieci giorni intensi in campagna senza poter fare una doccia ogni giorno per risparmiare acqua, si può immaginare che eravamo tutti un po’ sporchi e ‘back to nature’). Alla fine, l’atmosfera che abbiamo creato e che poi abbiamo trasmesso al pubblico, durante il concerto finale, mi faceva sentire come se avessi trovato il “modo” giusto di volare con il mio paracadute. In realtà, non ho percepito quest’atmosfera solamente durante JAM, ma anche in altre situazioni: quando si ballava in piazza a Matera durante un concerto jazz, quando si facevano le cene insieme e specialmente ogni volta che ci si incontrava tutti insieme in piazza Duomo ad Altamura. Il SVE mi ha fatto accettare anche la sfida di amare e di affrontare l’inaspettato. Ma “l’amore estivo” è anche una forma di educazione internazionale, giusto? Mi piacerebbe conoscere il futuro, ma adoro ancora di più il gusto del non sapere e del vivere alla giornata aspettando sempre belle sorprese.

La mia avventura del sve è finita, ma continuo sempre a svolazzare con il mio paracadute. Spero che con questa mia testimonianza possiate prendere coraggio per vivere esperienze così forti. È bello sognare, ma realizzare i propri sogni riesce a farti volare veramente.
Dobre ciao!

Fifth Edition

5While closing the 4th edition of Scriptamanent, after the final meeting in Izmir, we are already preparing the new call for the next edition of the project. Stay tuned!

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