Green messenger in Uk

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Quando misi piede per la prima volta in Inghilterra lo feci da turista. Correva l'anno 2008. Ero poco attratto dalla lingua e non particolarmente disposto a mescolarmi con la popolazione locale. In fondo ero lì per una settimana solo per ammirare le bellezze storiche ed architettoniche di quel paese. I musei di Londra, prima di tutto. Musei in cui ci trovi il mondo e non solo l'Inghilterra.
A distanza di qualche anno, maturo il desiderio di ritornare in Inghilterra, ma non in veste di turista. Voglio poter vivere un'esperienza che sia utile ad imparare la lingua e a conoscere meglio una cultura diversa dalla mia. Così, cerco un progetto di volontariato europeo e trovo la possibilità di partecipare ad uno “short term”, di due settimane in agosto, che svilupperà al Leeds Festival. Per intederci, il Leeds Festival è uno dei festival musicali più importanti d'Europa che si svolge annualmente nella campagna circostante alla terza città più grande del Regno Unito: Leeds, per l'appunto.
Vista l'età che mi ritrovo, è la mia ultima occasione di prendere parte all'EVS. Non la butto via.
Dal momento in cui accetto di partecipare al progetto fino a quando l'aereo atterra all'aeroporto di Manchester, ho cercato di non rendere vana la mia attesa. Per non sentirmi impreparato, ogni giorno mi sono informato su ciò che mi attendeva e, soprattutto, ho cercato di migliorare la mia comprensione dell'inglese frequentando volontari europei nella mia città.
Una volta giunto all'aeroporto di Manchester, attendo qualche minuto in un piazzale antistante l'entrata conversando con altri ragazzi italiani. Dopodiché salgo a bordo di un van alla guida del quale c'è uno dei responsabili dell'associazione ospitante e con me ci sono gli altri otto ragazzi italiani con i quali condividerò questa esperienza. Durante il tragitto dall'aeroporto al camping non scucio una parola di bocca. Il mio sguardo è fisso fuori dal finestrino, osservo ciò che passa a tiro dei miei occhi. Rifletto finché la mia riflessione viene interrotta dalle gocce di acqua che lambiscono il vetro del finestrino. È la pioggia che mi da il benvenuto.
Nel giro di un giorno passo dal caldo torrido tipico della zona in cui vivo, all'aria umida ed al cielo plumbeo tipico dell'isola britannica. Non sento più il cicaleggio assordante e non vedo più il giallo luminoso dei campi di grano in cui sembra specchiarsi il sole. Non sento più il tanfo insopportabile della terra arsa che ti entra fin dentro il cervello quando costeggi i campi di grano già mietuti. Qui c'è un contrasto tra il verde della vegetazione rigogliosa ed il grigiore del cielo plumbeo. L'aria che si respira è fine e ti apre i polmoni.
Dopo un paio d'ore di autostrada, giugniamo al campsite di Hatfield. C'è una radura con un piccolo lago attorno al quale sorge un centro sportivo nel quale troviamo già allestite le nostre tende. Mi renderò esattamente conto del luogo in cui mi trovo solo il giorno successivo perché ormai è sera tarda e nel buio riesco a mala pena a scorgere la sagoma di una ragazza che ci viene incontro. Parla inglese, ma non è inglese. Viene dall'est europa. Poco dopo si avvicina un ragazzo, parla italiano con un accento del nord. Si sincerano che il nostro viaggio sia andato bene e ci accompagnano sotto una grande tenda invitandoci a prendere qualcosa per rinfocillarci un po'. Ceniamo con Fish&Chips e dopo qualche ora di relax e libera conversazione ci sistemiamo nelle tende. Si dorme.
L'indomani mattina al banco dove è riposto il cibo per la colazione, vedo tanta gente e sento mescolarsi tante lingue. Nel campsite ci sono quasi sessanta volontari: una trentina di italiani ed il resto sono estoni, polacchi, francesi e portoghesi.
Entro subito in confidenza con alcuni di loro. In serata le ragazze estoni offrono cibo del loro paese dopo aver inscenato un balletto sulle note di “Podral maja”, una canzone popolare estone. Diventerà il mio tormentone.
Restiamo al campsite di Hatfield qualche giorno, durante i quali visitiamo la città di Doncaster e pratichiamo un po' di sport. Poi, smontiamo tutto, selezioniamo l'attrezzatura più decente e la carichiamo sul van che ci porterà nel posto in cui avrà luogo il festival.
Arrivati a Leeds facciamo un briefing in cui ci viene spiegato quale sarà il nostro lavoro nei giorni seguenti. Poi facciamo un sopralluogo a tutta la zona del festival. È enorme. Qui ci arriveranno qualcosa come ottanta mila persone. C'è l'area staff dove abbiamo installato le nostre tende, la “guest area”dove si sistemeranno gli abitanti di Leeds che, data l'ospitalità che offrono al festival, potranno godere di servizi privilegiati e di biglietti a prezzo ridotto. C'è l'area principale, la “main arena” dove sono installati cinque palchi su cui si esibiranno i vari gruppi musicali. E poi ci sono le varie aree camping suddivise per colori (yellow, orange, white, purple, blue, green e red).
Abbiamo giusto un paio di giorni prima che inizi il festival e ne approfittiamo per visitare alcune città non molto distanti dal luogo in cui ci troviamo. Andiamo a York, un'antica città britannica. Resto fortemente colpito dalla sua bellezza. Poi visitiamo Leeds.
Siamo alla vigilia del festival. Indosso la mia casacca verde con la scritta “Green Messenger” sul petto ed il numero identificativo marchiato sul retro. Mi tocca andare poco fuori l'ingresso ad accogliere la marea di gente che arriva in autobus. È questo il compito che mi è stato assegnato il primo giorno. La gente passa e gli indico l'ingresso giusto. Ce ne sono due, uno per chi ha i biglietti e l'altro per chi ha già i braccialetti al polso. Ogni tanto qualcuno si ferma a chiedermi informazioni e spesso faccio fatica a capire quel che mi dicono. Si avvicina un ragazzo, indossa una casacca di un colore diverso dalla mia e nelle mani ha un mucchio di programmi stampati. Stringiamo subito amicizia e cominciamo a dialogare. Sbirciamo il programma per vedere quali saranno i gruppi che si esibiranno nella tre giorni del festival. Parliamo della nostra vita, di musica, di calcio... poi nella nostra discussione tocchiamo argomenti un po' più seri come l'economia e la globalizzazione. Devo ringraziarlo ad ogni modo perché mi da una grossa mano nel gestire le situazioni più critiche. Tipo quando un tizio piazza il suo cellulare al mio orecchio e mi chiede di spiegare al suo amico la strada per raggiungere il festival. Non avrei mai saputo spiegargli una cosa del genere! Gli dissi subito: “ask him!”, indicandogli con la mano il ragazzo col quale avevo da poco stretto amicizia. Resto lì per tre ore, poi rientro alla mia tenda.
Nei giorni successivi il mio compito cambia. Mi occupo prevalentemente di riciclo di rifiuti. Munito di una pinza raccoglirifiuti e di un cerchio al quale ho attaccato una busta, percorro in lungo ed in largo l'area del camping assegnatami, raccogliendo lattine, bottigliette di plastica e cartacce varie. Ogni busta piena la consegno al punto di raccolta dove ci sono altri Green Messenger che selezionano il materiale differenziandolo. Mi alterno con loro. Una volta raccolgo, un'altra seleziono. In più, alle lattine vengono rimosse le linguette che vengono messe in un contenitore a parte. Saranno inviate ad un'associazione umanitaria che con quel materiale realizza borse, collane, cinte e altri accessori che rivende destinando il ricavato ad organizzazioni che aiutano i bambini in Africa.
Nel frattempo il festival è iniziato a tutti gli effetti. Le varie band suonano alternandosi, un'ora a testa, dalle 12:30 sino alle 23:30. Per tre giorni di fila sui palchi della “main arena” si esibiscono gruppi come The Black Keys, The Cure, Kasabian, Foster the people, Kaiser Chiefs, Foo Fighters, Florence and The Machine, Justice, Metronomy, Katy B, The Vaccines, Paramore... solo per citare i gruppi a me più noti. Si lavora di giorno, ci si diverte la sera.
Tra un turno di lavoro e l'altro, tra un concerto ed un altro, ho stretto tante amicizie ed ho vissuto tante situazioni piacevoli. Le lunghe conversazioni fatte la sera attorno al fuoco, le grigliate di carne, il baked potato, le scanzonate e le schitarrate fate nel tempo libero. Tutto molto bello.
A festival concluso, quando ormai l'area camping si è svuotata di gente, ci tocca raccogliere il resto dei rifiuti. Ma non più lattine, bottigliette di plastica e carte. Dobbiamo raccogliere tende, sacchi a pelo, materassini, cuscini e tutto l'equipaggiamento da camping che è riutilizzabile. C'è tanto materiale da recuperare perché chi frequenta questo genere di festival in Inghilterra acquista il suo equipaggiamento da campeggio ad inizio estate e lo utilizza per più festival fino ad abbandonarlo a quello che chiude il periodo estivo. Ed in effetti il Leeds Festival si svolge a fine agosto, quando l'estate si archivia con largo anticipo rispetto, ad esempio, all'Italia. Il materiale in condizioni accettabili viene inviato ad un'altra associazione umanitaria che crea dei kit da rivendere e il ricavato lo destina ai senzatetto. Mi sono sentito molto utile in queste situazioni.
Il nostro lavoro è finito. Lasciamo Leeds e ci spostiamo in hotel a Manchester, a pochi passi dall'Old Trafford, lo storico stadio dello United. Qui trascorriamo gli ultimi tre giorni prima di prendere il volo per il ritorno in Italia.
Il giorno prima di partire andiamo tutti e sessanta i volontari a cenare insieme in un pub inglese. A fine cena usciamo fuori dal pub per farci qualche foto di gruppo. Alcuni sorridono, altri si commuovono. Un ultimo abbraccio collettivo prima di ritornare nei nostri paesi.
Non importa che sia durata solo un paio di settimane. Ciò che conta è l'intensità con la quale ho vissuto questa esperienza.
Indimenticabile.

Fifth Edition

5While closing the 4th edition of Scriptamanent, after the final meeting in Izmir, we are already preparing the new call for the next edition of the project. Stay tuned!

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