Ciak, SVE, si gira!

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Mi hanno detto “Parti fra dieci giorni”.

Partire per fare uno SVE è come andare in guerra ed essere in Rambo. Tranne che non puoi morire. E che non metti un’arma nella valigia (o si spera, soprattutto per passare i controlli di sicurezza all’aeroporto). Ok, non è esattamente come andare in guerra. Ma giuro che c’è una somiglianza. La mamma piange molto, rumorosamente; gli amici ripetono ogni due minuti “speriamo di rivederti fra poco”; porti un sacco di cose da mangiare, in caso il cibo fornito dallo stato maggiore sia veramente schifoso; e per finire, nella testa hai queste frasi “Devo essere forte, un volontario non può piangere!!! Vedrò il peggio fra poco ma sopravvivrò a tutto!!! Ce la farò, vincerò, CAZZO!”. Non so se sono autorizzate le parolacce in questo concorso, però adesso mi sento nei panni di Silvester S., e onestamente non lo immagino dire altrimenti, anche se non ho mai visto un suo film in Italiano. Non siate scioccati, davvero, volevo chiudere la frase con una bestemmia a due parole ma alcuni amici italiani mi hanno detto che non si fa!

Arrivare per uno SVE è come essere in 1492: la conquista del paradiso di Ridley Scott. Come Cristoforo Colombo, sei sovreccitato per aver scoperto una nuova terra ma anche un po’ preoccupato. Perché ci sono GLI ALTRI. (Quasi quasi passiamo a Lost…) Tutto è nuovo: apri bene occhi e orecchi per provare a capire, la gente, la lingua, i gesti, le abitudini- apri bene la bocca, per assaggiare le specialità culinarie, dalla pasta all’ungherese alla pasta alla fragola (la più terribile non è quella che credete)- sorridi sempre, non perché sei sempre contento ma perché credi che sia un’espressione positiva universale, anche se la gente potrebbe pensare che tu sia un po’ stupido. Non è grave, tu vuoi essere accettato dai locali e, a volte, sei torturato tra la fedeltà che devi alla tua nazione e il bisogno umano patologico di contatto con altri esseri viventi. Confesso, adesso sono pazza del cappuccino della mattina, della pizza della domenica quando mi sveglio dopo una notte di festa e, ancor più grave, del fatto di non dovere correre nella metropolitana milanese tanto come nella parigina. Questo, credetemi, è il tradimento supremo, perché la velocità estrema dei Parigini è il nostro modo per individuare i turisti. Non so se riuscirò a ridiventare una ragazza antipatica e brontolona quando ci tornerò, mi preoccupa tanto.

Fare uno SVE è come essere in Memento. Metti dei post-it dappertutto nella casa per ricordarti il vocabolario della nuova lingua. Sembra che, come nel film, hai perso la memoria a breve termine, perché non ti ricordi ancora di “specchio”, nonostante lo guardi ogni giorno. Tuttavia, non credi che sia grave perché, davanti allo specchio, sei sempre da solo, e che, la mattina, anche in madrelingua, non hai per niente voglia di parlare con qualcuno. Ogni volta che vai a una serata o in un nuovo posto, fai una fotografia alla gente e la metti su facebook, sperando che si tagghino, cosi puoi associare il nome al viso. Non sono scortese o distratta ma vi giuro che incontrare così tante persone in così poco tempo, che hanno tutte un nome che finisce con la O o la A (a seconda del sesso), o peggio, che hanno un nome che non puoi pronunciare, è difficile. Ricordarsi perfettamente di tutto sarebbe una sfida anche per un elefante.

Essere un volontario europeo è come essere Forrest Gump. Capisci la metà di quello che vedi, però, stranamente, sei contento. Davvero contento. Beato. Chiacchieri con la gente sull’autobus, sillabi lentamente il tuo nome per presentarti (hai imparato a pronunciarlo con l’accento delle persone del paese, nessuno capisce come ti chiami se lo dici correttamente), e parli di cose ovvie per la gente, perché in un altro paese, tu sei un po’ come un bambino: “Oh, mi piace un sacco questa marca di biscotti con il mulino sulla confezione. Ma sì sai, è tutta gialla e ci sono frasi carine per descrivere i biscotti”! Preciso per i non-Italiani che questa marca è LA marca di biscotti nello Stivale. Se non la conosci, significa che hai meno di 3 anni o che vivi su un altro pianeta, almeno dal punto di vista italiano.

Svolgere lo SVE è come essere in Dirty Dancing. Fai delle cose che non avevi mai fatto prima, per esempio andare al liceo per spiegare lo SVE a dei giovani. E quando provi a nasconderti dietro agli altri volontari venuti con te, un bel professore dice, guardandoti negli occhi, “nessuno può mettere baby in un angolo ” e devi parlare davanti alla classe. Onestamente, è tanto difficile quanto fare una piccola coreografia che finisce in un volo dell’angelo. Durante lo SVE, come nel film, incontri tante nuove persone, che non avresti mai pensato né di incontrare né di apprezzare, e balli tanto. Per concludere, alla fine dell’esperienza hai l’impressione di essere cresciuta, di essere diventata “una vera donna”.

Impegnarsi nello SVE è anche, ovviamente, come essere in Gandhi! Credi in idee umaniste, profonde, hai delle grandi aspettative per il mondo e quindi vuoi cambiarlo. Ma con la non-violenza. Diventare un volontario è una scelta più pragmatica di quella di Gandhi, è vero, e il rischio di essere assassinato in questo ruolo è molto limitato. Ma, anche tu, fai il giro del paese (ammetto che è più per visitare che per convinzione politica, pero l’implicazione fisica è la stessa) e provi a convincere tutti ad entrare nella grande famiglia europea del volontariato. Non sei ancora sicuro di aver raggiunto la saggezza e il carisma del personaggio perché nessuno ti ha ribattezzato “Mahatma”, Grande Anima, ma non perdi la speranza di ricevere quest’onore un giorno.

Potrei continuare cosi senza fine, perché il numero di storie “SVE”, come quello dei film, è enorme e ci sono nuove uscite ogni settimana. La trama ti farà ridere, piangere, vibrare, stressare, pensare, dubitare. Come il cinema, intendo quello buono, lo SVE non ti lascerà indifferente, ti permetterà di vivere un po’ più forte l’istante presente e forse, anzi, il futuro. A volte ti chiederai come in Titanic: ”Ma perché ho avuto l’idea stupida di comprare il biglietto per questa crociera di m….?!” (una parolaccia in un concorso è sufficiente). A volte sarai felice come all’inizio di Trainspotting o Requiem for a dream, ma non sarai neanche sotto droghe pesanti. Ti auguro il meglio e, vedrai, vivere uno SVE, It’s a wonderful life.

Fifth Edition

5While closing the 4th edition of Scriptamanent, after the final meeting in Izmir, we are already preparing the new call for the next edition of the project. Stay tuned!

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