Written on my skin

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Un raggio di sole fa capolino sulla tavolata di legno del pub. Settembre sta finendo e da soli dieci giorni ho festeggiato il mio 27esimo compleanno, è una giornata mite, difficile pensare che stia per arrivare l’autunno quando ancora si aspetta l’estate. Osservo le mie amiche, coloro che in ogni momento mi hanno fatto sentire a casa, che mi hanno dato quel raggio di sole che l’Inghilterra mi negava ad ogni singolo risveglio, e che probabilmente mi hanno convinto che il proprio posto nel mondo non è necessariamente quello in cui si è nati ma quello in cui ci si sente più felici. Le guardo attraverso le sfumature di una pinta bionda e penso che da questa esperienza mi porto via sopratutto dei grandi amici, quelli a cui dici “ci vediamo presto” anche se sai benissimo che non succederà, ma non hai dubbi sul fatto che per te ci saranno sempre, anche se da lontano. Saranno lì a darti la forza e non esiteranno a farti notare gli errori quando tu non riuscirai a vederli.
E' imbarazzante e a tratti malinconico essere testimone della propria festa d'addio. Sei al centro della sala e tutti si aspettano da te un discorso che descriva i tuoi sentimenti, tutti aspettano di essere citati nel racconto di qualche aneddoto indimenticabile, tutti aspettano che una lacrimuccia scenda al pronunciare il loro nome. O semplicemente aspettano che tu finisca di parlare per poter finalmente assaltare un poco appetibile british buffet, che se non fossi ormai abituata alla cucina inglese, potrei considerare quasi un culinario insulto alla mia italianità.
Quando sei una viaggiatrice incallita come me, agli addii ci si abitua come se ogni volta contassero un po' meno, con il passare del tempo scendono meno lacrime e si accetta l'abbandono quasi come una rutine. Così si sentono probabilmente anche i ragazzi del centro che sono qui di fronte a me, anche loro aspettando il fatidico discorso, loro che nascosti dietro adolescenziali armature di superiorità, sono già pronti a rendere la vita impossibile alla nuova volontaria in arrivo, loro che nonostante questo hanno sempre nello sguardo quella timida voglia di dirti "grazie", un grazie che è l'unica cosa che ho voglia di dire alla fine di un anno da EVS, un grazie che fa sempre bene ricevere e ancor di più pronunciare. Un grazie che probabilmente non è abbastanza per riempire un discorso ma sì lo è per riempire la valigia di esperienze che mi porto dietro.
Un ultimo sorso di birra ed ecco i miei coinquilini pronti a prendermi sotto braccio e guidarmi fino alla porta di un locale oscuro e poco raccomandabile nella periferia della città. Le loro parole sono: pensa a qualcosa che vuoi che resti indelebile.
E allora penso alla direzione irreversibile che la mia vita ha preso, penso a qualcosa che nessuna festa d'addio potrà mai portarsi via, penso a quando per la prima volta ho deciso di lasciare il mio paese e andare a scoprire ciò che la vita riservava per me.
Scrivere una frase che ti rappresenti con una matita per gli occhi spuntata e su un tovagliolo stropicciato nella tasca dei jeans, per consegnarla a un tatuatore non è da tutti. Sicuramente lui ne ha incontrati molti di pazzi dell'ultimo minuto ma il suo sguardo si fa interdetto quando gli mostro la scritta in basco. Mi chiede: "sei sicura che questa sia una lingua?" e io sorrido pensando a quanto sono stata fortunata ad aver potuto viaggiare e conoscere culture diverse, tanto da potermi scrivere addosso che “il MONDO è la mia casa”.
Nella mia vita da nomade, di posti che ho chiamato casa ce ne sono stati tanti e ogni volta ce ne saranno di nuovi ma quando poi ti svegli nel bel mezzo della notte per prendere un aereo e vedi che come per incanto la casa si popola di gente che vuole poterti abbracciare ancora una volta, come se non riuscisse a lasciarti andare, ti rendi conto di come ci siano innumerevoli posti che oltre a poter chiamare casa, lo sono.

Fifth Edition

5While closing the 4th edition of Scriptamanent, after the final meeting in Izmir, we are already preparing the new call for the next edition of the project. Stay tuned!

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